Teatro Elisabetta Turroni

Al Monte va la gente – Agostino Venanzio Reali Lungo le vie della Bellezza

Quando: sabato 19 settembre 2026 – ore 16:00 
Luogo:
 Teatro Elisabetta Turroni
Accesso: Ingresso libero
Organizzatore: Associazione Agostino Venanzio Reali
Info: +39 334 3794512  sparireinsilenzio@gmail.com

Per il 32° anniversario della morte di Agostino Venanzio Reali sacerdote poeta e artista, biblista e teologo.

PROGRAMMA
ore 16.00: proiezione video “I luoghi nella poesia di Agostino Venanzio Reali”
ore 16.15: saluti delle autorità
ore 16.30: Prof. Giansalvo Pio Fortunato “Venanzio Reali: il soffio della vita consumata”
ore 17.15: Anteprima del libro “Terra mia dolce” itinerario poetico a cura di Bruno Bartoletti, Anna Maria Tamburini e Maddalena Zanfanti
fisarmonica: Luca Casadei

Seguirà un momento di convivialità accompagnato da un buffet.

20 RASSEGNA TEATRALE ELISABETTA TURRONI


La Rassegna Elisabetta Turroni giunge quest’anno alla sua ventesima edizione.
È un evento teatrale che coinvolge allieve ed allievi dell’istituto Comprensivo di Sogliano al Rubicone. Il suo obiettivo è creare un teatro vivo e coinvolgente, in cui i bambini-attori emozionano e coinvolgono i bambini-spettatori.
La rassegna non è solo un momento in cui i ragazzi diventano protagonisti sul palco, ma anche un modo per educare al teatro, imparando ad ascoltare e ad apprezzare ciò che accade in scena. Il teatro diventa così un “gioco magico” in cui attori e spettatori entrano in sintonia, condividendo emozioni, gioia e desiderio di sognare, diventando uno strumento educativo importante per la crescita.
Facciamo quindi nostro il pensiero di Elisabetta Turroni: «La vita è una continua rappresentazione teatrale… noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni» (da Come un baleno, Il Ponte Vecchio, 2001).

PROGRAMMA DEGLI SPETTACOLI:

Lunedì 11 maggio
ore 9.30 – C’era una volta… cento fiabe – Classe III Scuola Primaria “G. Pascoli” di Sogliano.
Replica serale ore 21.00
ore 10.30 – Coraline: la fatica e il coraggio di crescere – Classe V Scuola Primaria “G. Pascoli” di Sogliano.
Replica serale ore 20:00

Martedì 12 maggio
ore 9.30 – Gruffalò: piccolo topo, grande furbizia! – Classe III Scuola Primaria “L. Mariani” di Roncofreddo.
Replica serale ore 21:00
ore 10.30 – La fila indiana – Classe V Scuola Primaria “L. Mariani” di Roncofreddo.
Replica serale ore 20:00

Mercoledì 13 maggio
ore 9.30 – La scuola è uno spettacolo – Pluriclasse Scuola Primaria “G. Pascoli” di Sogliano.
Replica serale ore 21:00
ore 10.30 – Un banco in più – Classe IV Scuola Primaria “G. Pascoli” di Sogliano.
Replica serale ore 20:00

Giovedì 14 maggio
ore 9.30 – Vacanze spaziali – Pluriclassi Primaria di Rontagnano “Padre V. Reali”.
Replica serale ore 20:00
ore 10.30 – Siamo tutti Wonder – Classe V Scuola Primaria “G. Marconi” di Borghi.
Replica serale ore 21:00

Venerdì 15 maggio
ore 10.30 – Ma che storia è questa?!? – Scuola dell’Infanzia di Saiano-Sorrivoli “P.V. Reali”

Tutti gli spettacoli si terranno presso il Teatro Elisabetta Turroni.

Francesca Cesaretti in concerto – Le Temps Suspendu

Evento gratuito fuori abbonamento


Il progetto discografico “Le Temps suspendu” presenta lo stato d’animo sognante, dell’incanto, contemplazione, estasi, nella dimensione della notte, attraverso musica dal carattere dolce e malinconico, spesso costruita su piccole scarne cellule ripetute e movimenti perpetui. La rêverie è la condizione di chi si abbandona a fantasticare, un sogno ad occhi aperti. L’ascoltatore quindi è condotto nella dimensione di un tempo sospeso, senza discontinuità, fatto di piccoli cambiamenti impercettibili. L’idea nasce dalla volontà di comprendere come tutto questo sia stato espresso dai compositori Debussy e Satie che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, hanno scritto opere legate al tema del sogno e della notte, e da altri autori francesi dello stesso periodo che, dai primi, hanno preso insegnamento o ispirazione e sviluppato musiche sullo stessa scia e argomento. Il percorso spazierà tra brani meno noti, emersi da una ricerca raffinata e altri diventati capolavori della storia della musica.

IL GATTOPARDO. UNA STORIA INCREDIBILE.

di e con FRANCESCO PICCOLO


Francesco Piccolo racconta l’epopea editoriale del capolavoro di Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo. Una storia incredibile, una lettura teatrale che ripercorre la straordinaria vicenda del romanzo più celebre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Pubblicato postumo da Feltrinelli nel 1958, Il Gattopardo è oggi considerato un classico assoluto della letteratura italiana, ma la sua strada verso la pubblicazione fu tutt’altro che semplice. Con la sua consueta ironia e profondità narrativa, Francesco Piccolo ricostruisce sul palco un racconto appassionante e divertente, tra rifiuti editoriali, polemiche ideologiche, incomprensioni e trionfi. Attraverso un monologo che è anche un’indagine culturale e sentimentale, Piccolo svela i retroscena di una delle vicende editoriali più affascinanti del Novecento. Sul palcoscenico, lo scrittore intreccia il racconto del libro con la sua celebre trasposizione cinematografica, firmata da Luchino Visconti, mostrando alcune delle scene più iconiche del film per mettere in luce il legame indissolubile tra le due opere. Un rapporto complesso, a tratti controverso, che ha contribuito a rendere Il Gattopardo un classico intramontabile, capace di attraversare le epoche.

LA RIVALUTAZIONE DELLA TRISTEZZA

con Alberto Tafuri al pianoforte

con ELIO


“Non commettete l’errore di denigrare la tristezza!” Elio e le Storie Tese

Elio, accompagnato dal maestro Alberto Tafuri al pianoforte, intraprende un viaggio musicale alla riscoperta della tristezza, un sentimento che attraversa la storia dell’arte e di ogni forma di espressione umana – da Catullo a Virginia Woolf, da Munch a Paperino – e che tuttavia oggi viene spesso temuto e rimosso. L’intento è quello di restituire alla tristezza nobiltà e necessità attraverso le parole e le note di alcuni grandi artisti della tradizione musicale italiana e internazionale.

La tristezza in fondo non è male ma, come le cicerchie e lo zafferano, va presa a piccole dosi e, se si esagera, serve un antidoto. Per questo lo spettacolo contiene anche opportuni inserimenti di canzoni allegre.

OMBRELLONI

di Iacopo Gardelli

musiche di Giacomo Toschi

con LORENZO CARPINELLI


La Riviera Romagnola ha una caratteristica particolare. Nessuno ci va per il mare: ciò che conta davvero è la spiaggia. Da sempre. Per tre mesi all’anno gli stabilimenti balneari diventano grandi condomini costruiti sulla sabbia. Sotto gli ombrelloni si forma una comunità di inquilini temporanei. Ognuno ha la sua segreta ossessione: c’è chi è impegnato ad abbronzarsi, chi sogna di nuotare fino alla Croazia, chi osserva segretamente corpi seminudi. È la vita balneare: un microcosmo schizofrenico, intimo e allo stesso tempo esibizionista, che alterna stati di eccitazione febbrile a lunghe paralisi postprandiali.

Quella balneare sembra una vita destinata a ripetersi uguale a sé stessa per l’eternità. Ma c’è un problema. La spiaggia è una linea fragile. Turismo di massa, alluvioni, subsidenza, innalzamento del livello del mare minacciano l’esistenza di un ecosistema che, per troppo tempo, abbiamo dato per scontato.

Questo monologo comico riprende stili e tematiche care al teatro di narrazione, nel solco di maestri come Dario Fo, Marco Baliani e Marco Paolini.

Il Bagno Kursaal – fittizio stabilimento per famiglie che ha attraversato immutato gli ultimi trent’anni di storia italiana – diventa la lente d’ingrandimento per raccontare le illusioni e le ossessioni di un Paese, il nostro, che dà il suo meglio e il suo peggio in vacanza. Ogni ombrellone, come sa bene l’anonimo narratore protagonista del racconto, può custodire una storia: e quella storia, inevitabilmente, parla di noi.

NEL BLU. AVERE TRA LE BRACCIA TANTA FELICITA’

musiche di Domenico Modugno

arrangiamenti ed ensamble musicale Vanni Crociani, Giuseppe Franchellucci,

Massimo Marches, Mario Perrotta

con MARIO PERROTTA


C’è stato un momento in cui il nostro Paese è apparso felice. Sono gli anni a cavallo del 1958, subito prima e subito dopo l’inizio del boom economico. La gente era – o sembrava – felice, carica di futuro negli occhi. E se c’è un uomo che incarna tutto questo nel suo corpo, se c’è uno che con la sua voce, con la spinta vitale che ha abitato ogni suo passo, rappresenta appieno quegli anni, quest’uomo è Domenico Modugno.

Nel blu è il racconto intimo di un uomo di una terra dimenticata da Dio – quella Puglia che sarebbe rimasta alla periferia del regno ancora per decenni, almeno fino a quando anch’io la lasciai per cercare una vita artistica altrove – che parte all’avventura per “fare l’attore” e si ritrova, dopo pochi anni, a insegnare a tutto il mondo a “volare”, trascinando via con un urlo irrefrenabile ogni residuo fosco del dopoguerra. Proverò ad accostare la sua storia con tutta la cura possibile, per non tradire un uomo della mia terra, per non tradire la mia terra stessa.

CHI RESTA

di Matilde Vigna

regia di Anna Zanetti

con MATILDE VIGNA, DANIELA PIPERNO


Cosa resta, quando nulla va come previsto? Chi resta, dopo il viaggio più grande? Una figlia che non sarà mai madre, alle prese con le macerie della vita di prima e con una presenza/assenza che ci parla dallo spazio infinito e dalle profondità dei ricordi.

Matilde Vigna e Anna Zanetti ci accompagnano in questo viaggio cosmico, scientifico, narrativo e visivo, che vede in scena la stessa Vigna (premio Ubu e premio Duse) con Daniela Piperno.

In scena una distesa di macerie: polvere, regolite lunare, il suolo di un pianeta sconosciuto. Sotto questa coperta di cocci c’è Matilde con la sua voce (“mamma?”), prima fioca, che poi cresce e si fa sempre più forte. È di una giovane donna che non sarà mai madre, non è più una figlia perché ha perso l’ultimo genitore e rimane sola a ricostruire una propria vita a partire dai frammenti della vita precedente. C’è un dolore che diventa protagonista – in assenza di un altro essere umano che reclami le sue cure e il suo tempo con urgenza – un dolore insopportabile, insostenibile, che riporta all’infanzia. I ricordi arrivano all’improvviso, inattesi, e si fanno concreti, perché la madre è sempre presente, tra le piccole cose della vita di prima, e adesso compare, come per magia, per aiutare la figlia a uscire dalle tenebre, apparentemente senza fine.

Chi resta affronta anche il tema urgente e attuale della solitudine di una generazione, esperta ed efficace nella comunicazione, ma con evidenti problemi relazionali, delle responsabilità che la sommergono, della grottesca burocrazia post-mortem e di un dolore che divora tutto.

TRE SEDIE OVVERO LA SCENOGRAFIA

di Alessandro Fullin

con ALESSANDRO FULLIN, USSI ALZATI, ALESSANDRA IERSE


Gli anni? Passano. Le mode? Passano. Gli amori? Passano. Quello che resta sono i contributi versati allo Stato e la voglia di tornare sul palco. Tre attrici (Ierse, Fullin, Ussi), incoraggiate da nessuna produzione, decidono di interpretare tre donne a cui solo in parte assomigliano. I tempi in cui si svolge la commedia sono quelli nostri quindi avventurosi e fragilissimi. Trama: un’amica comune se ne va all’altro mondo e lascia a tre amiche una casetta orrenda con intorno panorama montano dimenticabilissimo. Non siamo a Cortina, né a Courmayeur ma neanche a Limone Piemonte. Intorno non ci sono piste da sci, seggiovie, negozi di lusso ma un bosco di conifere in cui anche i mirtilli hanno deciso di non crescere. Come passare il tempo allora? Una tisana drenante e molti ricordi per arrivare ad una grande verità: anche una amica può essere una lama che ci attende nel buio. A disposizione delle protagoniste sul palco solo tre sedie: quindi niente piramidi, palme, elefanti. “Ed è un vero peccato” rivelano le tre manigolde “perché per chiudere in bellezza noi si voleva fare l’Aida”.

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